Ghana - Togo - Benin

TOGO Togoville (parte seconda)

Quello che mi ha colpito di più durante la cerimonia Voodo è stato il comportamento dei bambini. Alcuni divertiti, altri stupiti, altri ancora quasi interdetti come "concentrati" nell'osservare ciò che li circondava, altri che cercavano di imitare gli adulti etc.... A dimostrazione del fatto che tali cerimonie fanno parte della cultura di questi popoli sin dall'infanzia.

TOGO Togoville (parte prima)

Il sud del Togo e del Benin è all'origine dei culti Voodo che sono ancora molto praticati dalla popolazione. In queste cerimonie al ritmo sempre più ipnotico dei tam-tam alcuni danzatori cadono in un profondo stato di trans: occhi riversi, smorfie,muscoli tesi, insensibilità al dolore ed al fuoco. Questa è una delle manifestazioni tipiche di una profonda comunione religiosa africana chiamata "possessione da parte degli spiriti".

TOGO Sokodè

La danza del fuoco della popolazione Tem. Accompagnati dal suono intenso dei tamburi, i danzatori si avvicinano sempre di più al fuoco fino al momento in cui alcuni si mettono a danzare sulle braci, le afferrano passandole sul corpo e masticandole senza riportare alcuna bruciatura. E' stato quest'ultimo un momento più turistico in quanto questo spettacolo veniva realizzato ad uso e consumo nostro, quindi certamente meno spontaneo. Condizioni fotografiche veramente estreme sia per la luminosità, sia perchè trattavasi di soggetti in movimento.

TOGO Lomè

Lomè la capitale del Togo è il capoluogo della Regione Marittima e della Prefettura di Lomè. Sorge nel sud del paese sul Golfo di Guinea. Venne fondata dagli Ewe nel XVIII secolo ma rimase un centro di piccole dimensioni fino al 1960, anno in cui il Togo ottenne l'indipendenza dalla Francia. La popolazione crebbe a ritmi spaventosi, basti pensare che se nel 1950 risiedevano in Lomè circa 30.000 persone, nel 1970 erano circa 200.000 gli abitanti della capitale togolese.

TOGO Kara

I Bassar sono una popolazione che ha diffuso l'uso del ferro in questa parte dell'Africa circa sette secoli fa. Il racconto delle antiche tradizioni decorative, delle conoscenze di fusione del ferro e del funzionamento degli antichi altiforni in argilla è stato veramente interessante. Il metallo viene trasformato in zappe, coltelli ed altri utensili importanti per la vita quotidiana.

BENIN Ganvier (parte seconda)

La sensazione che ho provato visitando questa città palafitticola è stata quella di trovarmi nell'Africa vera, del vivere quotidiano, dell'affannarsi a procurarsi il cibo, delle contrattazioni al mercato, della curiosità genuina nell'osservare i turisti, del fastidio di farsi fotografare, del vociare continuo ed incessante delle donne, del lavoro silenzioso dei bambini, del colore delle vele delle piroghe fatte di teli cuciti tra loro, del pescatore che, in equilibrio sulla piroga, getta la rete in acqua, della maestria dei bambini nel condurre le piroghe etc.........

BENIN Ganvier (parte prima)

Pur essendo la città palafitticola più grande d'Africa, con i suoi 18.000 abitanti dell'etnia Aizo, Ganviè è sicuramente un forziere di antiche tradizioni e abitudini secolari. Basti pensare alle capanne che sono costruite su pali di tek impiantati nel terreno e sono coperte da spessi strati di foglie. Per di più, gli indigeni come unico mezzo di trasporto utilizzano la piroga, barca con cui compiono qualsiasi attività ma con cui soprattutto vanno a pesca, attività che rappresenta per loro il più importante mezzo di sostentamento.

BENIN Bohicon (parte seconda)

Vorrei soffermarmi sullo scopo educativo di queste rappresentazioni. Per lo più si tratta di storie con finale a lieto fine che cercano di inculcare nella popolazione i valori dell'amicizia, dell'amore etc.... Tutto ciò avviene o all'inizio o alla fine della giornata cioè nei momenti di maggiore quiete al fine di consentire a tutti di partecipare anche attivamente. Effettivamente con il passare dei minuti si crea una atmosfera "trascinante" come poi mi accadrà successivamente nello stesso viaggio durante le cerimonie Voodo.

BENIN Bohicon (parte prima)

La rappresentazione teatrale delle maschere Gèlèdè è un momento sacro che celebra i poteri femminili posseduti dagli spiriti indicati con il nome di "madri". Le maschere, quindi, rappresentano volti femminili con colori vivaci i quali si fondono con i movimenti e la folla venendo a formare un'unica coreografia. Il ritmo della musica è talmente incalzante che crea una frenesia collettiva coinvolgente anche per gli spettatori ospiti.

CIGV - Benin

Prima pubblicazione sulla rivista telematica del Club Internazionale dei Grandi Viaggiatori Italia nel maggio 2013 relativa a Ganvier in Benin, la città palafitticola più grande d'Africa.